Confinati dal Paradiso

Di Marco Augusto Chenevier
Marco Augusto Chenevier / Produzione 2020 / Cie Les 3 Plumes

coreografo/creazione: Marco Augusto Chenevier
danzatori: Marco Augusto Chenevier, Théo Pendle, Alessia Pinto, Elena Pisu
produzione: TiDA et Cie Les 3 Plumes con il sostegno della Regione Autonoma Valle d'Aosta
con il sostegno di: Torinodanza festival/Teatro Stabile di Torino -Teatro Nazionale,nell’ambito del progetto “Corpo Links Cluster”, sostenuto dal programma di Cooperazione PC INTERREG V A -Italia-Francia (ALCOTRA 2014-2020)
sostegno in residenza: Centro di Residenza della Toscana Armunia – CapoTrave/Kilowatt – Sharing&Moving International Residencies a cura di Mosaico Danza in partnership con Torinodanza Festival/Fondazione del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale e il Centro Coreografico El Graner di Barcellona (ES) – Lavanderia a Vapore (PdV) – Comune di Arvier – Teatro della Cittadella dei Giovani di Aosta
drammaturgia: Marco Augusto Chenevier e Enrico Pastore
scenografia: Michel Favre
costumi: Sandrine Philippe
voce registrata: Adriana Rinaldi
fotografo: Andrea Macchia

durata 70 min

Anno Domini 2020 – Italia – Europa
Leggendo la Divina Commedia di Dante e sognando ad occhi chiusi una discesa con gli sci su una pista immacolata e ripida.

Ci troviamo in una bolla e non si può uscirne.
Raggiungere il Paradiso non è possibile.
Ogni azione, ogni desiderio, ogni abitudine, devono cambiare, tutto deve cambiare.
Il mondo muta, le persone mutano: non possiamo avvicinarci gli uni agli altri, dobbiamo interrompere le occupazioni abituali e i ritmi si modificano.
Tutto questo per difenderci dal virus che sembrava lontano, ma rapidissimamente ha raggiunto ogni angolo del pianeta, mettendo in discussione le certezze, i modi di vivere e l'organizzazione della società intera
Non ci sono rimedi efficaci, non ancora. Non c'è cura.

Confinati dal Paradiso, è nato durante il confinamento, parla del distanziamento, del senso di solitudine, e dell'impossibilità di raggiungere il Paradiso e l'estasi. Ogni tentativo è continuamente deluso, ogni sforzo è vano. La realtà che abbiamo è il Purgatorio, dove ognuno è solo. Non può esserci condivisione né contatto, né gioia.
L'idea iniziale, di lavorare sul Paradiso è abortita in questo tempo malato.
Il cubo si chiude sempre di più, e ci rinchiude, ci separa dagli altri e dal mondo. Ma il mondo continua ad esistere, continua a vivere, senza di noi. La voce fuori campo lo descrive minuziosamente, lo osserva in lontananza.
Nel susseguirsi dei quadri appare la contraddizione tra la volontà e la realtà, ed appare chiarissimo che solo restando in ascolto e guardando con occhi puri, si potrà di nuovo tendere al Paradiso, che però non sarà mai più come prima: “non è sanza cagion l'andare al cupo” rammenta Virgilio.

Confinati dal Paradiso nasce come lavoro incompiuto, non finito e non finibile, nato nella sospensione e che della sospensione fa la sua poetica, ed un punto di partenza verso il Paradiso, il cui centro vorrà essere la condivisione, il contatto: quando tutto questo sarà di nuovo possibile.

Simona Cappellini – http://www.klpteatro.it/torinodanza-2020-senatore-...
“[…] Una scenografia mobile, costituita da pannelli di plexiglas componibili, attribuisce grande plasticità alla scena trasformandola, grazie ad un curato lavoro di luci, in stanze con più livelli di profondità, dove all’azione principale di ogni danzatore si susseguono gli echi di immagini degli altri, posti ai lati, come un sottofondo visivo, anziché sonoro. Una voce di fondo alterna la narrazione contemporanea (testi di Pastore) a terzine dantesche, e i quadri che si susseguono diventano simboli della visione alchemica di Dante, come uno specchio della condizione umana, nel costante tentativo di alleggerire il proprio peso, per il raggiungimento di quell’estasi e felicità a cui perennemente aspiriamo. […] Tutto ci riporta alla condizione di impotenza e di prigionia che ci ha assalito nei mesi scorsi, e che ancora una volta non fa che mettere in risalto la fragilità umana. La mancanza d’aria, gli inutili tentativi di evasione […] gli stessi colori dei costumi (bianco rosso e nero) rimandano ai tre scalini della porta del purgatorio, e quindi alla presa di coscienza, alla consapevolezza delle colpe. Impossibile non pensare che quanto ci è successo non sia colpa dell’uomo. Ma è la scena finale a prenderci alla gola, tanto ampia da poter sostenere il peso di ciò che è il culmine musicale ed emotivo di tutta la performance. Accompagnato dal crescendo di una musica potente (God Speed you! Black Emperor), un animale rosso fuoco (lo stesso Chenevier) conduce lo spettatore verso l’espiazione, delle colpe e delle pene che da sempre rendono l’uomo sia vittima che carnefice. Nel cubo l’animale si dimena come in una gabbia, finché una pioggia trasforma il costume in sangue, e la danza diventa lotta, accanimento, martirio. L’immagine finale è uno dei maggiori simboli della ricerca estetica di Chenevier. Sulle ultime note musicali, al culmine dell’esplosione emotiva, resta un quadro che ha il pathos di un dipinto del Mantegna.
Il paradiso dobbiamo meritarlo.”

Paolo Bogo – La Guida di Cuneo – Visto con voi – 12 novembre 2020 https://www.facebook.com/1452697371717823/posts/27...
“[…] L'azione dei 4 performer si muove tra suggestioni dantesche e riflessioni sul lockdown, affidate alla voce fuoricampo di Adriana Rinaldi, un uso massiccio e strepitoso del post-rock apocalittico dei canadesi Godspeed You! Black Emperor, ed una scenografia modificabile fatta di scale, un cubo dagli spigoli metallici e schermi trasparenti […] all'insegna del senso del distanziamento, della solitudine, e dell'impossibilità di superare gli ostacoli; i momenti più coinvolgenti sono gli assoli degli interpreti, lo strisciare a mo' di rettile di Theo Pendle, la frenesia trattenuta ma mozzafiato di Elena Pisu, le forme allegre ma inquietanti di Alessia Pinto e la paradossale e impressionante danza dionisiaca ma senza estasi di Chenevier ,vestito di un costume rosso che si scioglie lasciando una poltiglia sanguinolenta in cui contorce il suo corpo nudo. Un purgatorio in cui siamo di nuovo relegati.”